
Capsule del caffè: non fare questo errore quando le butti
Il caffè in Italia è sinonimo di qualità e tradizione: gli italiani lo adorano e ne consumano una gran quantità ogni giorno, nelle più disparate situazioni.
Si beve caffè a colazione, in pausa lavoro, dopo i pasti e per condividere un momento di relax con una persona cara: non importa quale sia l’occasione, un buon caffè non si rifiuta mai.
Negli ultimi anni, le abitudini domestiche riguardanti il caffè hanno subito delle modifiche, e la classica moka (che utilizza il caffè in polvere) viene ormai affiancata o del tutto sostituita dalle macchine che utilizzano il caffè in cialde o in capsule.
Da qui nasce un problema inerente la raccolta differenziata, perché lo smaltimento di cialde e capsule del caffè genera ancora molti dubbi e confusione tra i cittadini, che spesso sbagliano i metodi di smaltimento.
La causa va in parte riscontrata nella grande varietà di materiali da cui è composto l’universo delle cialde e delle capsule di caffè: prodotti diversi ed involucri diversi, che necessitano pertanto di percorsi differenti in fase di smaltimento.
In questo articolo cercheremo di portare un po’ di chiarezza, osservando i corretti processi di ridicolo a seconda del materiale.
Come differenziare nel modo corretto cialde e capsule
Come detto in precedenza, le macchine per caffè che utilizzano cialde e capsule sono sempre più popolari, ed i rifiuti che esse generano costituiscono una realtà che va compresa per poter essere affrontata nel modo adeguato.
Una volta utilizzate, cialde e capsule diventano rifiuti e vanno smaltite correttamente.
Vediamo in che modo.
1- Cialde
Partiamo dal caffè in cialda.
Le cialde di carta devono essere gettate nei rifiuti organici, perché sono compostabili.
Questa caratteristica le rende più sostenibili rispetto alle capsule, le quali rappresentano una fonte d’inquinamento decisamente superiore.
2- Capsule in plastica
Stiamo parlando delle capsule tradizionali, le più diffuse e comuni.
Le capsule in plastica non lasciano dubbi: dopo l’utilizzo, bisogna sciacquare l’involucro per eliminare i residui di caffè e gettarlo nei rifiuti di plastica.
3- Capsule in alluminio
In alternativa alla plastica, le capsule realizzate in alluminio.
Anche in questo caso, dopo aver preparato il caffè e necessario sciacquare l’involucro per i residui e gettarlo nella sezione riservata a metalli/alluminio (a seconda dei diversi comuni italiani, l’alluminio può essere smaltito insieme a plastica/vetro, e bisognerà per questo seguire le norme del proprio comune di appartenenza).
Le capsule in alluminio sono al 100% riciclabili.
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Cosa fare se l’acqua domestica contiene troppo calcare?
La presenza del calcare rappresenta sicuramente uno dei problemi domestici più comuni e fastidiosi, capace di rigenerarsi e ripresentarsi con grande costanza, nonostante una serrata lotta a suon di prodotti anticalcare e tanto olio di gomito.
La formazione del calcare si deve all’acqua, ed in particolare alla durezza di quest’ultima: il termine durezza indica il contenuto di sali di calcio (Ca) e magnesio (Mg) presenti nell’acqua.
Dove si forma il calcare?
Una famiglia di quattro persone può creare fino a 70 chilogrammi di calcare all’anno, semplicemente utilizzando l’acqua nel modo consueto.
I sali di calcio e magnesio sono i diretti responsabili dei depositi di calcare che possono interessare lavelli, sanitari, elettrodomestici, bicchieri, e tutti gli oggetti che sono a contatto diretto con l’acqua. Il calcare, nel corso del tempo, darà vita ad aloni, macchie ed incrostazioni (compromettendo l’estetica di superfici ed oggetti) e danneggerà gli elettrodomestici (come ad esempio lavatrice, lavastoviglie, bollitore elettrico, macchina per il caffè). Tuttavia, il calcare si accumula anche in zone della casa che non si vedono, si accumulerà nei tubi dell’impianto di riscaldamento, nei radiatori e direttamente nei tubi dell’acqua.
I tre problemi principali con l’accumulo di calcare sono:
Aumento delle bollette energetiche: quando il tuo sistema di riscaldamento si intasa di calcare, deve lavorare di più per portare la casa alla giusta temperatura.
Danni agli elettrodomestici: hai mai sentito un rombo provenire dalla tua caldaia quando si avvia? In tal caso, si parla di kettling, causato dall’accumulo di calcare che riduce il flusso d’acqua all’interno dello scambiatore di calore. La caldaia deve quindi lavorare di più per riscaldare a sufficienza la casa e, di conseguenza, si può guastare più facilmente.
È necessaria una pulizia extra degli impianti
Come eliminare il calcare dall’acqua
Per tornare al concetto iniziale, una concentrazione alta di calcio e magnesio all’interno determina una maggiore durezza dell’acqua, che di conseguenza aumenterà il rischio di formazione di calcare.
I metodi tradizionali, come già accennato in apertura, prevedono l’utilizzo di prodotti specifici anticalcare, da applicare sulle superfici interessate o all’interno dei macchinari elettronici che utilizzano l’acqua (decalcificazione).
Questa metodologia non elimina completamente il problema, che si ripresenterà presto, e alla lunga costituisce sia una fonte di inquinamento (i prodotti per eliminare il calcare contengono sostanze chimiche, che si disperdono nelle tubature) che un notevole esborso economico.
Alla luce di tutto questo, perché non risolvere il problema alla radice, riducendo la durezza dell’acqua?
Per realizzare tale proposito sarà sufficiente acquistare un addolcitore.
Cos’è un addolcitore?
Gli addolcitori sono strumenti preposti al trattamento dell’acqua domestica, in grado di diminuirne la durezza.
In pratica, un addolcitore riduce la presenza di calcio e magnesio all’interno dell’acqua, restituendone una versione meno dura e quindi meno calcarea.
Vediamo cosa dice il legislatore a riguardo, e come definisce gli addolcitori (Decreto 21 dicembre 1990, n.443:
“Gli addolcitori a scambio ionico sono quelle apparecchiature atte a sostituire gli ioni costituenti la durezza dell’acqua con ioni di sodio, allo scopo di diminuire o eliminare la formazione di depositi calcarei consentendo un risparmio energetico e una riduzione nell’impiego di detersivi.
Per detti addolcitori debbono venire osservate le ulteriori seguenti condizioni:
- a) le apparecchiature devono essere dotate di un dispositivo per la rigenerazione automatica, che deve venire effettuata almeno ogni quattro giorni;
- b) le apparecchiature devono essere dotate di un sistema automatico di auto disinfezione durante la rigenerazione; in difetto,
le apparecchiature devono essere dotate di un idoneo sistema di post-disinfezione continua;
- c) qualora per i sistemi di auto disinfezione o di post-disinfezione siano previste modalità’ diverse dall’impiego del cloro o di suoi composti (nonché’ dell’impiego di lampade a raggi
U.V., limitatamente alla post-disinfezione), dette modalità dovranno essere approvate dal Ministero della sanità’ sulla base della rispondenza al protocollo sperimentale di cui all’allegato I;
- d) le apparecchiature devono essere dotate di un sistema di miscelazione dell’acqua originaria con quella trattata al fine di mantenere la durezza ai punti d’uso nell’ambito di quanto previsto
dal decreto del Presidente della Repubblica n. 236/1988, ed il contenuto in sodioioni non eccedente complessivamente il limite di 150 mg/1 come Na;
- e) le resine e gli altri scambiatori di ioni devono rispondere alle prescrizioni previste per i tipi utilizzati nel campo alimentare”.
L’acquisto di un addolcitore risolve per sempre il problema del calcare, perché con la sua azione preventiva esso non si presenterà.
Inoltre, con un addolcitore si preserva l’ambiente e si può risparmiare tempo e denaro.
Gli addolcitori H2O Italia sono formati da una struttura solida e da materiali di qualità che garantiscono affidabilità e funzionalità nel tempo, permettendo al cliente di risparmiare in termini di tempo e costi. Come tutti gli apparecchi per il trattamento delle acque potabili, anche gli addolcitori necessitano di regolare manutenzione, in questo caso l’azienda svolge un importante servizio in cui supporta il cliente in una corretta conduzione e manutenzione degli impianti, ricordando anche a cadenza fissa le operazioni da mettere in atto per la conservazione e il loro funzionamento ottimale.
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