Dopo che lo scandalo PFAS ha invaso i titoli di giornali e telegiornali, H2O Italia vi propone una soluzione definitiva per proteggersi dal grave inquinamento che ha colpito le falde acquifere della provincia di Vicenza.

 

Esiste una soluzione per tutelarsi dalle sostanze perfluroalchiliche, anche dette PFAS?

SI, è possibile grazie all’osmosi inversa. L’Osmosi Inversa processo rappresenta la più fine tecnica di filtrazione dell’acqua, in quanto non consiste semplicemente nell’inserimento di un filtro al passaggio delle molecole, ma sfrutta la diversa affinità chimica delle specie con la membrana, permettendo infatti il passaggio delle molecole idrofile (o water-like), cioè chimicamente simili all’acqua. Il metodo dell’osmosi inversa sfrutta il principio della filtrazione tangenziale, come anche altre tecniche separative mediante membrane quali la microfiltrazione, l’ultrafiltrazione e la nanofiltrazione. L’osmosi inversa è utilizzata nel trattamento dell’acqua, sia per la desalinizzazione, sia per la rimozione di tracce di fosfati, calcio e metalli pesanti, nonché fitofarmaci, materiali radioattivi e di quasi tutte le molecole inquinanti. Viene ampiamente utilizzata per purificare l’acqua da impurità di vario genere (per esempio nei paesi del terzo mondo, dove l’acqua diffonde malattie di vario genere, oppure nelle navi da crociera per garantire la potabilità dell’acqua per lunghi periodi di navigazione). Gli impianti di depurazione H2O Italia, hanno 20 anni di storia e clienti soddisfatti a testimonianza della loro efficacia ed efficienza.

Ti interessa approfondire la provenienza e gli effetti dei PFAS? Riportiamo alcuni estratti dell’articolo ufficiale dell’ULSS che puoi leggere integralmente qui: http://www.ulssvicenza.it/nodo.php/3440

 

Ma che cosa sono le sostanze perfluroalchiliche (PFAS)?

“Le  sostanze  perfluoroalchiliche  (PFAS)  sono  composti  chimici  prodotti  dall’uomo  e  pertanto  non presenti  naturalmente  nell’ambiente,  costituite  da  catene  fluorurate  di  un  numero  variabile  di atomi (da 4-16).I PFAS vengono utilizzati per fornire proprietà  repellenti  a  acqua,  olio  e  per  aumentare  la  resistenza  alle  alte  temperature  di  tessuti, tappeti e pellami, per produrre rivestimenti impermeabili per piatti di carta, padelle antiaderenti e imballaggi  alimentari,  e  come  coadiuvanti  tecnologici  nella  produzione  di  fluoropolimeri.  Sono utilizzati  anche  in  cromatura,  nelle  schiume  antincendio,  e  in  molte  altre  applicazioni.  Per  molti anni    i    PFAS    più    utilizzati    sono    stati    quelli    a    8    atomi    di    carbonio.

Dove si trovano i PFAS?

I  PFAS  sono  prevalentemente  in  acqua  disciolti  e  pertanto posseggono  un  maggiore  potenziale  di  trasporto  rispetto  a  PFOS  e  PFOA  per  lunghe  distanze attraverso ambienti acquatici.

I PFAS possono quindi contaminare in modo significativo le acque superficiali e sotterranee.

I PFAS sono in grado di accumulare negli organismi animali e vegetali, anche se la persistenza dei PFAS a catena corta è minore.

Come possiamo essere esposti ai PFAS?

Le  principali  fonti  di  esposizione  per  la  popolazione  sono  generalmente  l’ingestione  di  acqua potabile contaminata o di cibi con alti livelli di questi composti (ad esempio, pesce e uova). La  popolazione  generale  può  essere  anche  esposta  attraverso  l’inalazione  di  aria  contenente polveri  o  contatto  di  superfici  o  suoli  contaminati,  ma  la  via  inalatoria  è  generalmente  rilevante per chi è esposto professionalmente (esempio i lavoratori dei siti produttivi).

Quali sono i possibili effetti sulla mia salute?

Sono  disponibili  vari  studi  epidemiologici. L’associazione  più  volte  riscontrata  nei  vari  studi  con  un  andamento  dipendente  dalla  dose  di esposizione interna (livelli ematici più alti di PFOA e PFOS corrispondono all’effetto più marcato), è un aumento di livelli di colesterolo nel sangue e di acido urico, con possibile aumentato rischio di ipertensione.  L’interpretazione  dei  dati  è  resa  ancora  più  difficile  quando  gli  effetti  siano  così comuni  nella  popolazione  generale  e  poco  specifici  per  la  presenza  di  fattori  confondenti  (ad esempio, i livelli di colesterolo possono essere altamente influenzati dagli stili di vita).

Pur  essendo  disponibili  numerosi  studi  su  diverse  specie  animali  (in  cui  il  fegato  è  il  principale bersaglio  della  tossicità),  l’estrapolazione  di  tali  dati  all’uomo  è  particolarmente  difficile  per  le significative   differenze  nella   permanenza   di   tali   sostanze   all’interno   dell’organismo   (molto inferiore nei roditori) e nel modo in cui queste provocano tossicità (alcuni meccanismi legati alla tossicità  dei  PFAS  negli  animali  non  sono  rilevanti  per  la  specie  umana).  I risultati  ottenuti  con PFBA e PFBS indicano una minore tossicità (circa due ordini di grandezza) rispetto ai congeneri a 8 atomi di carbonio.”

Quali sono le zone colpite dai PFAS nel vicentino?

Brendola, Grancona, Lonigo, Montebello Vicentino, Montecchio Maggiore, Montorso Vicentino, Sarego, Trissino, Altavilla Vicentina, Creazzo, Noventa Vicentina, Orgiano, Pojana Maggiore, San Germano Dei Berici, Sossano, Sovizzo, Vicenza.

I PFAS nel veneto - comuni con superamento dei limiti

(Fonte: Il Giornale Di Vicenza)

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